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Shoah: tra modernità e antichità, tra silenzio e memoria.

Ventisette  gennaio : il ricordo, la commemorazione, l’ignoranza che sorprendentemente ancora vige su alcuni aspetti dell’argomento.
Lo scorso anno, il 27 gennaio, ho avuto la fortuna di ascoltare le parole di uno storico della shoah: Michele Scarfati, docente di storia contemporanea e direttore, dal 2002, della fondazione Centro Di Documentazione Ebraica Contemporanea, componente della  Commissione Governativa per il recupero del patrimonio bibliografico della comunità ebraica di Roma, razziato nel 1943. Lo studioso, che oltretutto prende parte a molte altre fondazioni e a vari comitati finalizzati allo studio dell’ Olocausto e alla conservazione del patrimonio culturale ebraico, invitava a riflettere sulla tecnologia e l’ingegno che si cela dietro i massacri della shoah. Sulla scienza che ha coadiuvato tanto orrore.
Con i campi di concentramento sono state utilizzate tecniche avanzate di uccisione. La camera a gas è un metodo di esecuzione di pena di morte inventato appena negli anni ’20 negli stati Uniti, ispirato all’introduzione dei gas venefici durante la prima guerra mondiale. Diversi esperimenti furono condotti per trovare il metodo più rapido ed efficace: inizialmente si provò con il monossido di carbonio prodotto dai gas di scarico dei camion o dei carri armati. Si passò poi allo Zyklon  B. , che permetteva di uccidere in maniera veloce un gran numero di persone contemporaneamente (1000-1500 in circa trenta minuti).  Se ciò concorre a fare della shoah un evento che si inserisce nel pieno del suo tempo, collegando questa tragedia alle scoperte della modernità,c’è anche un’altra parte.
L’odio contro il diverso, che fosse razziale o politico, portò a raccogliere tutte le tecniche di uccisione usate dall’uomo, dalle più avanzate tecnologicamente ad atavici metodi. Si operava in ogni modo: poteva trattarsi di un’ uccisione di massa,o individuale; la si poteva eseguire con un fucile , con il gas, oppure attraverso l’antica impiccagione. O, ancora, la morte poteva cogliere i detenuti  in seguito alla sofferenza per fame, per freddo, per malattia; o potevano essere indotti a perdere l’equilibrio e cadere in un burrone che li avrebbe inghiottiti (chi nella vita percorrerà i 186 gradini di Mauthausen potrà rendersi conto di quanto sia facile perdere l’equilibrio su quella scala, immaginando di sostenere massi pesantissimi sulla schiena e pensando i gradini ancora scivolosi e irregolari).  Le morti potevano  essere registrate meticolosamente e preventivate con particolare attenzione, oppure si poteva sferrare un colpo per contingenza; così è avvenuto nel caso del comandante del suddetto campo di concentramento:  in occasione del diciottesimo compleanno del figlio regalò a quest’ ultimo una pistola e lo fece esercitare nel tiro a bersaglio sui corpi dei detenuti.
Queste   tecniche portano in sé un’ intera storia. Nelle brutalità dei campi di sterminio si cela storia dell’ odio umano dai tempi di Caino fino alla modernità.
Ma l’odio non opera solo attraverso i campi di sterminio. L’atteggiamento antisemita è fatto sempre esistito. Ma l’Italia esplicita il suo odio solo nel  1938, a seguito delle leggi razziali. Leggi, queste, che hanno provocato una perdita culturale non indifferente. Personaggi attivi culturalmente sono stati radiati dal loro esercizio. Vengono cacciati dalle università studiosi e docenti . E sebbene circa la shoah, con il passare del tempo, si stia dando la giusta importanza all’ evento; per  quanto concerne le leggi razziali c’è ancora troppo silenzio. Ho sentito studiosi autorevoli parlare delle “leggi razziali del ’28”. Gli effetti di quel manifesto sono andati oltre l’olocausto. La letteratura, anche quella di sinistra, nel secondo dopoguerra non faceva altro che decantare, ovviamente a ragione, le gesta dei militanti della Resistenza. Ma quando ad autori  come Pavese  venne proposto di scrivere sull’antisemitismo durante la guerra, si rifiutarono. La letteratura  rispecchia più o meno un popolo, il suo sistema e le sue idee. E che su queste cose la letteratura abbia fatto silenzio è un fatto eloquente. La memoria è all’ origine della poesia,  questo conferma il fatto alcuni aspetti  per molto tempo si è preferito dimenticare.

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